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Giornata dei Veneti nel Mondo
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30 Agosto 2009
Alla fine sono arrivati a migliaia alla prima Giornata dei Veneti nel Mondo, centinaia di associazioni di emigranti, una decina di delegazioni estere, emigranti rientrati dopo anni di lavoro all'estero, autorità.
Tutti insieme come una grande famiglia a celebrare quei 5 milioni di veneti e di persone di origine veneta che popolano mezzo mondo.
Brasile, Canada, Australia erano in prima fila a rappresentare quelli che si sono sobbarcati i viaggi “della speranza” o, come ha sottolineato il canadese Joe Galvan “della disperassiòn” (con la esse da bravo veneto), perché chi partiva sapeva che in cuor suo difficilmente avrebbe rivisto famiglia, amici, la propria terra. Non di meno comunque le delegazioni francesi, svizzere, belghe: tutte con le loro storie. Ogni emigrante racconta una storia personale fatta di fatica, difficoltà d'integrazione, lavoro, speranza ma soprattutto di un profondo amore per la propria terra natale, nonostante questa non sia riuscita a donargli quel tanto perché l'emigrante non dovesse partire.
La festa è iniziata già sabato sera, con una rassegna di cori tenutasi al teatro Millepini. Cori dedicati proprio a chi è andato via e lasciando il Veneto ha contribuito da lontano al benessere di chi è rimasto.
«Le rimesse degli emigranti hanno sostenuto l'economia italiana per anni» ha ricordato il presidente della Comunità Montana, Giancarlo Bortoli, ente che ha coordinato l'organizzazione dell'evento in particolar modo con il vicepresidente Lucio Spagnolo che ha caldeggiato da subito la candidatura asiaghese in Regione, promotrice dell’iniziativa, affiancata poi dall’Ente Vicentini nel Mondo.
Domenica tutta la giornata, tutti gli altopianesi e gli ospiti sono stati per gli emigranti, con una attiva partecipazione ai vari momenti del programma: dalla consegna ai famigliari di Mario Rigoni Stern del Premio emigrante allla distribuzione ai partecipanti dei doni ricordo (un cuco, una maglietta e una stella alpina) fino alla sfilata per le vie del centro, giunta fino al Sacrario con i gonfaloni delle istituzioni, presenti tutte le province venete e decine di Comuni, più i labari delle associazioni.
Il tutto è avvenuto tra due ali di gente e di applausi. Il tutto in un clima di commozione palpabile.
Al Sacrario, poi, è stata celebrata la messa dove sono stati ricordati quelli che non ci sono più, quelli le cui spoglie sono sepolte in terra straniera ma che «popolano le nostre terre con il loro spirito».
Persone che servono da modello a noi veneti di oggi «perché in loro sono ancora fortemente radicati i valori tipici della famiglia veneta - ha dichiarato l'assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona - Valori che in noi che siamo rimasti qui si sono affievoliti».