Venne inaugurata il 10 febbraio 1910 con il treno che partì da Asiago lungo la linea Asiago-Piovene Rocchette: 22 km. di strada ferrata che divenne mezzo di movimento di merci e persone da e per la pianura. La stazione ferroviaria fu progettata nel 1910 dall'architetto Veneziano Guido Sullam. Dal 1958, dopo la soppressione della linea, divenne sede della biglietteria dell’autostazione. Negli anni '80 il fabbricato venne acquistato dalla Comunità Montana e divenne oggetto di studio per un'importante ristrutturazione e divenire così la sede della “Spettabile Reggenza dei 7 Comuni”. Nel 1984 cominciarono i lavori che durarono tre anni. La struttura rimase invariata come venne imposto dalla sovrintendenza ai Beni Architettonici di Verona.
La stazione di Asiago, così come l’intero patrimonio delle ex Ferrovie Venete, comprendente l’area dello stadio del ghiaccio, vennero acquistati dal Comune di Asiago nel 1977 o 1978 ad un prezzo complessivo di circa 110 milioni di vecchie lire.
Successivamente il Comune cedette alla Comunità Montana il solo edificio della stazione. La ristrutturazione non ha rispettato integralmente la vecchia struttura: significative modificazioni si sono avute nel tetto (non era di scandole), nella sala della Reggenza (priva di vetratura e con finestre nel tetto) e nel giardinetto nel quale stava una fontanella.
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Parco dedicato al Tenente Pilota Antonio Max Longhini
Campione sportivo ed eroe 1918 - 1944
Studente iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, Max con questo salto portò alla vittoria l’Università di Padova nelle gare studentesche nazionali del 1941. Il Comune di Vicenza intitolando questo campo ad un valoroso sportivo ed eroe dell’Aeronautica, ha reso denso di significato e di memoria questo luogo. Possano i giovani, seguendo il suo esempio, crescere nella forza fisica, temprare i loro animi, gareggiare con lealtà, correttezza e spirito di gruppo. E sappiano trovare, pur nella competizione, l’impegno per costruire un mondo di solidarietà e di pace.
Le Frecce Tricolori rendono solenne la cerimonia, ci onorano e ci impegnano al rispetto dei Sacri ed Eterni Valori. Valori che questo eroe avrebbe sicuramente voluto trasmettere ai giovani di oggi.
Dotato di eccezionale abilità fisica e di animo coraggioso e forte, fin dalla prima giovinezza aveva manifestato la sua grande passione per il volo. Iniziò a volare con gli sci dai piccoli salti che egli stesso si costruiva con la neve, per poi giungere a spiccare i grandi voli dai trampolini olimpionici, primeggiando in tante competizioni nazionali ed universitarie. Fu campione italiano ed azzurro ai Campionati del Mondo.
Appena gli fu possibile, nel 1939, conseguì il brevetto di pilota civile e, arruolatosi in Aeronautica, ottenne il brevetto di pilota militare nella specialità “Caccia”. Un ruolo che gli consentiva piena autonomia con l’aereo, in sintonia con le sue aspirazioni.
Dopo pochi mesi di vita militare scoppiò la guerra. Operò in Sicilia, Calabria, Albania e per lungo tempo in Sardegna. Dal 1941 al 1943 partecipò alle gloriose battaglie aeronavali del Mediterraneo. I suoi compagni ne ammirarono l’eroismo e la bontà d’animo; più di uno ha testimoniato di dovergli la vita. Uno di loro lo aveva descritto con queste parole: “Max era di una personalità semplice, cristallina, delicata, onesta e modesta. Combatteva senza odio, era leale e generoso, autentico cavaliere del cielo”.
Dopo l’8 settembre 1943 ritornò in famiglia ad Asiago, con tanta tristezza nel cuore. Quanti amici aveva perduto! E l’Italia, vinta, umiliata e divisa, nonostante l’Armistizio, continuava ad essere bombardata al nord, non solo su obiettivi militari, ma molto spesso nel cuore delle città indifese, subendo tante devastazioni e tante vittime fra la popolazione civile. Dopo il bombardamento su Vicenza del giorno di Natale del 1943, spinto dal senso del Dovere e dall’Amore per la sua gente, Max ritornò a combattere per difendere la sua terra. Si unì a quegli eroici piloti che, lontani dagli orrori della guerra civile e da laceranti ideologie politiche, pur consapevoli che la lotta era ormai disperata, cercarono di organizzare una seppur minima difesa. Con coraggio ed abnegazione, nel rispetto dei Valori della Patria e della vita, ad uno ad uno si sacrificarono contro le preponderanti forze, che con squadriglie di potenti “Fortezze Volanti” scaricavano tanta sofferenza e morte sulle nostre città. E fu quello il periodo più difficile e sofferto.
Negli ultimi mesi del 1944 il suo reparto di volo subì gravissime perdite. Il 18 novembre Vicenza, rimasta completamente indifesa, sopportò il più terrificante bombardamento che causò quasi quattrocento morti fra la popolazione civile. Max aveva combattuto la sua ultima battaglia due giorni prima nel cielo di Treviso. In uno strenuo combattimento, il terzo in quel giorno, dopo avere abbattuta una “Fortezza Volante”, soddisfatto appieno per la vittoria anche nel suo innato spirito umanitario poiché vedeva l’equipaggio salvarsi con il paracadute, venne attaccato da caccia avversari. Ormai privo di munizioni per difendersi, cadde immolando alla Patria la sua giovane vita così intensamente ed eroicamente vissuta.
Nei cieli volò sempre con grande coraggio, abilità ed abnegazione. Venne decorato di:
- tre Medaglie d’Argento al Valor Militare, di cui due “sul campo”
- una Medaglia di Bronzo al Valor Militare “sul campo”
- due Croci di Guerra, di cui una “sul campo”
Insignito del Distintivo della “Freccia D’Oro” per oltre cento azioni di guerra. |